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La corretta pronuncia

L’accento balla sulla penultima o la terzultima sillaba a seconda dell’interlocutore. Come se non ci fosse una regola chiara.

Bènaco o Benàco?

Nelle parole italiane, l’accento cade come cadeva in quelle latine. C’è qualche eccezione, naturalmente, ma non è il caso del nostro lago. Catullo diceva Benàco. Anche Lesbia, la leggiadra amica con cui scambiava mille baci e poi altri mille, diceva Benàco. E si amavano, alla benacense, sfidando gli anziani invidiosi e brontoloni. Benàco scrive Virgilio, il primo a usare questo nome.

Anche Maria Callas diceva Benàco. E, fatte le debite proporzioni, anche noi.
Il merito di questa riflessione lo dobbiamo al professore veronese Giorgio Bargioni, da decenni estimatore della Comunità, diplomato benemerito nel trentesimo anniversario della stessa.

Giorgio Bargioni ci ha inviato una lettera di cui riportiamo l’essenziale: “Almeno nei territori della sponda veronese è molto frequente. sentir pronunciare, anche da persone impegnate culturalmente e durante manifestazioni di vario genere, il nome del nostro lago Bènaco con l’accento sulla e, anziché Benàco, come sarebbe corretto (...) Mi domando se la Comunità non potesse trovare il modo di suggerire sommessamente ai propri aderenti di cercare di correggere quell’accento, anche tenendo conto del fatto che i non gardesani, e in particolare gli stranieri, conoscono la pronuncia corretta”.

Purtroppo, non rimane che consolarci con la giusta pronuncia dei turisti, anche perché bresciani, mantovani e trentini non sono più dotti dei veronesi - rassicuriamo il professore - il male è comune, mentre sulle iniziative che la Comunità potrà prendere per contrastare l’uso errato della parola, apriamo volentieri un dibattito.

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