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Val di Ledro e Giudicarie

Valli di Ledro e Giudicarie

Stagione: aprile-settembre. Tempo: un giorno. Percorso: 100 km circa.

Valli di Ledro e GiudicarieTABELLA DI MARCIA: Da Bezzecca, seguendo la statale 240 in 18 km si perviene a Storo, quindi, imboccata la 237, si giunge a Condino (6 km), a Breguzzo (17 km) e a Tione di Trento (4 km). Imboccata una strada secondaria sulla sinistra si raggiungono Preore (5 km), Ragoli (1 km), Coltura (1 km) e Stenico (6 km). Da qui dopo 4 km si incrocia la statale 237 a Ponte Arche e si prende la 421 che conduce a Vigo Lomaso (3 km), Fiavé (3 km), Ville del Monte (11 km), Varone (8 km) e infine Riva del Garda (2 km), da dove si fa ritorno a Bezzecca (15 km).

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Immaginate un gran mazzo di fiori, valli e monti, immerso in una sottile ampolla, il lago di Garda, e avere il Trentino Alto Adige, splendida terra alpina della quale non si potrebbe trovare una presentazione più convincente di quella offerta dalle valli di Ledro e Giudicarie.

In queste valli vive un mondo incontaminato nel quale, per una felice situazione di isolamento, paradossale data la prossimità della frenetica Pianura Padana, perdurano i millenari equilibri stabilitisi fra le risorse naturali e l’uomo, fra l’intatta e imponente copertura vegetale – perfetto disegno di coltivi, pascoli, boschi, distese prative – e un insediamento tradizionale che appare addirittura commovente in quel suo impasto di case rurali, fontane, capitelli a più volte, androni e piazzole rivestite di ciottoli lucenti. La prima tessera del mosaico di immagini che andiamo a cercare si inserisce fra la “ardita strada”, incombente sulla esuberante vegetazione mediterranea che rivesta la sponda del lago, e le sponde di un altro lago, il Ledro, ben più piccolo dello straordinario fratella, ma non meno prodigo di belle vedute e forse più interessante per le straordinarie testimonianze di vita remota conservate fino ad oggi.

A Bezzecca, Garibaldi tornò indietro, rispondendo “obbedisco” al generale Lamarmora: ma non si può obbedire sempre, tanto più che questi primi assaggi promettono grandi cose; e così, via fra i suggestivi e sempre nuovi quadretti alpestri fino alla verde conca de lago d’Ampola, interessante peri suoi endemismi floristici. La valle si restringe adesso gradatamente, fino a strozzarsi nell’aspra gola che, incisa dal torrente Palvico e risonante di numerose cascate, precipita nella piana attraverso l’orrido detto “Bus de la mort”.

L’arioso ripiano su cui sorge Storo, profumato da una densa pineta, annuncia l’ampia sezione delle Valli Giudicarie che conduce fra prati e vigneti fino a Condino, per restringersi poi fra erti versanti punteggiati da baite (“ca’ da mont”) e rallegrati da cascate occhieggianti dai boschi.

Dopo Breguzzo, la valle si allarga e scende fra antichi campi terrazzati verso Tione di Trento, distesa su un terrazzo alluvionale di una tipica conca di confluenza, che rappresenta l’antico fondovalle glaciale.

Ci attende ora una lezione di storia dell’architettura giudicariese offerta dalla strada che da Tione a Stenico e a Ponte Arche domina dall’alto il corso del Sarca, attraversando gli antichi villaggi di Preore, Ragoli e Coltura: una lunga sequenza di rustiche case con base in muratura e sovrastrutture lignee a grande timpano aperto (per fieno e grano); di dolcissime piazze allietate da fontane di pietra; e di piccole cappelle che vegliano le strade incorniciate da lastre di granito (filagne) e, di quando in quando, da stupendi noci secolari. Un mondo di grande fascino, insomma, del quale si può cogliere uno sguardo d’insieme dalle finestre del bel castello di Stenico, affacciate sulla superba scena dei “piani di Campo”, coronati dalle verdi pendici dei monti di Stenico e del banale.

Dopo Stenico, il paesaggio perde ogni alpestre asperità per farsi dolcissimo: su scacchiere policrome di prati e coltivi si inseriscono antiche dimore, testimoni ancora oggi di una tradizionale vita rurale. Si vive in altri tempi da queste parti, e sia i castelli (molto ben conservato castel Campo, XI sec., situato subito dopo Stumiaga) sia le pievi (la più antica è quella di san Lorenzo, a Vigo Lomaso, documentata fin dal 1205) che si incontrano nell’andare sembrano perfettamente a loro agio in questo simpatico mondo, che diventa di favola nel ”parco preistorico” di Fiavé.

Siamo alla conclusione: fra boschi di conifere e latifoglie si arriva a Ville del Monte, lindo borgo, dopo il quale la strada offre bellissimi panorami, scendendo ripida al lago di Garda, cinto da incantevoli terrazzi vitati e ricami di olivi. L’emozionante cascata del Varone, che precipita in un orrido di 87 m, annuncia Riva del Garda e le sue grazie.

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